Cosa ci può insegnare “Star Wars” sulla vita

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David Sirota il 3 gennaio ha pubblicato un lungo articolo sulla rivista americana online Salon.com con l’eloquente titolo: Quello che “Star Wars” può insegnare a mio figlio sulla vita. Per la verità, l’articolo parla di quello che possono insegnare George Lucas e Steven Spielberg, dato che si parla, oltre che di Star Wars, anche di Indiana Jones ed altri; ma la parte dedicata alla nostra Saga preferita è senz’altro quella che occupa più spazio e (a nostro avviso) la più interessante.

Siamo abituati a vedere l’Impero Galattico paragonato al Terzo Reich,  le Guerre dei Cloni come un’allegoria della guerra al terrore post-11 settembre e di ciò che ha comportato, ma l’approccio di Sirota è piuttosto originale e meno immediato. Ma leggiamo le sue parole:

“Comunque la pensiate su quello che l’Impero rappresenta metaforicamente — una gigantesca corporazione, il governo senza volto del vostro paese, il vasto complesso militare-industriale — indubbiamente è quel genere di luogo dove molti di noi lavorano: ovvero all’interno di una burocrazia che ha un sacco di automi-api operaie e una gerarchia manageriale molto chiara. Nell’era dei licenziamenti di massa, della de-sindacalizzazione, della cancellazione dei regolamenti del lavoro, e di una disperazione generale per tenersi stretto un lavoro, la trilogia di “Star Wars” — e specificamente il grande capo della corporazione, Darth Vader — prepara i bambini su come opera questo moderno luogo di lavoro.”

In particolare, continua Sirota, il primo Guerre Stellari insegnerebbe i pericoli del cercare di scavalcare la gerarchia davanti al capo, per “paura di essere umiliati pubblicamente — o strangolati a morte”. A qualcuno viene per caso in mente l’Ammiraglio Motti? E poco cambia fra una lettera di licenziamento con la classica formuletta “la ringraziamo per i suoi servizi”, e Darth Vader che senza mezzi termini elimina l’Ammiraglio Ozzel per la sua incompetenza ne L’Impero colpisce ancora.

E che dire de Il Ritorno dello Jedi? La dice lunga l’apertura del film, con Vader che ispeziona la Morte Nera.

“Quando il responsabile dei lavori gli dice che stanno lavorando “a pieno ritmo” e che di più sarebbe chiedere “l’impossibile”, Darth allude al suo stile manageriale basato sulla paura, dicendo prima che “forse posso trovare nuovi mezzi per spronarli” (ahi ahi) e poi dicendo al suo sottoposto che l’ancora meno “indulgente” amministratore delegato l’Imperatore sta arrivando per una visita. La reazione della forza lavoro? Improvvisamente, niente è “impossibile”. Improvvisamente, i lavoratori prendono l’impegno “Raddopieremo i nostri sforzi” — probabilmente senza paga extra o benefici, solo sulla base di una intensa paura di perdere il lavoro, con estremo pregiudizio.”

Sirota non risparmia nemmeno i politici. Tutt’altro, dice: “Anche se la scuola di vostro figlio o vostra figlia non porta il loro nome, la sua classe probabilmente sarà tutta addobbata con attraenti ritratti delle elite politiche — gente come Washington, Jefferson, Lincoln, per fare qualche nome. Questo naturalmente può portare i bambini a pensare, in errore, che i politici siano individui onesti e onorevoli. Ma grazie a dio — grazie a dio che anche prima di averci regalato il Senatore Palpatine, Lucas e Spielberg hanno dato vita a Chattar Lal, Walter Donovan e Lando Calrissian per liberare le nuove generazioni da assurdita così grossolanamente ingenue sulla classe politica di oggi.”

Per chi non lo sapesse, Chattar Lal è il primo ministro del Maharajah in Indiana Jones e il Tempio Maledetto (l’emblema del politico, secondo Sirota, con “l’eloquenza di Bill Clinton, l’intellettualismo di Barack Obama e il pedigree aristocratico di George H.W. Bush”), mentre Walter Donovan è un ricco uomo d’affari senza scrupoli (peraltro l’attore è Julian Grover, che già conosciamo nei panni del  Generale Veers) in Indiana Jones e l’ultima crociata, tipico (per Sirota) del 21° secolo.

E il nostro povero Lando Calrissian che colpa avrebbe? Per Sirota, indipendentemente dal fatto che poi si redime, Lando sarebbe l’emblema del sindaco americano contemporaneo, “felice di congelare i suoi amici nella carbonite e di spedirli agli Imperiali se ciò significa proteggere la sua città e, ancora di più, salvargli il culo”.

L’articolo porta molti altri esempi, e ne consigliamo vivamente la lettura a chi mastichi un po’ di inglese. Già in passato su alcuni blog erano stati pubblicate le lezioni di vita impartite da Star Wars, sempre a carattere fortemente ironico. Invece l’analisi di Sirota è molto seria e, indipendentemente dal fatto che la condividiamo o meno, ci offre un punto di vista alternativo a quelli più “classici” e sprona a importanti riflessioni.

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Amministratore - Studente universitario, dopo una carriera alla scoperta dell'Universo Espanso con rara passione, si diletta ora ad esplorare il nuovo canone.
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4 COMMENTI

  1. La bellezza della narrativa fantascientifica e fantasy, e Star Wars in particolare, è proprio quella di essere un’allegoria del nostro mondo. Con la differenza che, nei nostri universi di fantasia, il bene trionfa!

  2. come al solito ognuno interpreta star wars dal suo punto di vista e sopratutto come la pensa lui ovvero le sue ideologie.

    ma che centra li paragonare le Guerre dei Cloni come un’allegoria della guerra al terrore post-11 settembre visto che episodio 2 era ormai quasi pronto dopo l’11 settembre 2001.mah
    come sempre ognuno la vede come gli fa comodo.

  3. è stata una lettura davvero interessante anche se poi bisognerebbe verificarne alcuni parallelismi….