Visioni dal futuro – Capitolo III

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Capitolo III

Uno spaventoso boato investì la scuola dei quartieri popolari di Dantooine.

Altri morti, altri feriti, altra distruzione.

E tante altre lacrime da versare.

Perché il dolore è troppo grande.

Perché non si riesce a capire chi voglia attaccare la gente inerme come i civili.

I bambini poi.

Gli jedi su quel lontano sistema restarono allibiti.

Era tutto uguale all’attentato di Coruscant.

Tutto spaventosamente uguale.

Tranne…

“Maestro Vos lo avete visto anche voi…”

“Sì Luminara. Quell’uomo aveva una spada laser blu.”

I due jedi salirono sopra una swoop-bike simultaneamente e si misero all’inseguimento della strana figura incappucciata, che era anch’essa saltata subito sopra ad una swoop-bike, correndo via tra le macerie.

La jedi si voltò verso la sua allieva, rimasta totalmente paralizzata dall’orrore.

“Barris avvisa Windu e Yoda che c’è un misterioso guerriero jedi che ha provocato un attentato, identico a quello di Coruscant.”

La donna nemmeno attese la risposta e si girò di nuovo a guardare avanti.

Barris balbettò un “Sì, maestra.”

Poi accese il suo comlink

“Maestro Windu, mi sentite…”

“Barris, sono Obi-Wan Kenobi, dimmi”

“Qui, su Dantooine, un misterioso guerriero ha… ha provocato un attentato ed è identico a quello di Coruscant…”

“Nei quartieri popolari?”

“Sì maestro Kenobi. E c’è… c’è un’altra cosa…”

“Sì, Barris?”

“Potrebbe un essere un… uno jedi”

“Co… come? Ne sie… siete sicuri?”

“No, però era in possesso di una spada laser ed era blu… Il maestro Vos e la maestra Luminara lo stanno inseguendo con una swoop-bike…”

La mente del giovane maestro jedi lavorava febbrilmente, cercando di capire che cosa si celasse dietro tutto questo.

“Barris anche qui… anche qui la situazione è davvero strana. Molte persone sono convinte che noi possiamo essere dietro l’attentato di Coruscant”

“Ma non ha senso: noi difendiamo la pace e la giustizia!”

“In che modo la difendiamo?”

La giovane jedi rimase interdetta qualche minuto a causa di quella domanda.

“Maestro Kenobi, siamo qui…”

“Solo perché c’è la guerra: di solito la gente non ci vede mai”

“Che cosa volete dire, maestro Kenobi?”

“Che per molte persone è più facile credere che sia colpa degli estranei jedi, piuttosto che dei separatisti, che sono persone come loro e parlano di problemi vicini a loro”

Barris cominciò a toccarsi ripetutamente il viso con aria febbrile.

“Non ci avevo mai pensato prima, ma… ma temo che il vostro discorso abbia un senso”

Obi-Wan sospirò mestamente.

“Se ti può consolare non ci avevo pensato nemmeno io fino a qualche ora fa”

“Perché? Che cosa è successo?”

“Un attentato. E anche qui, apparentemente, è colpa nostra”

“Obi-Wan, ho paura”

“Anche io, amica mia, anche io”

Barris si guardò intorno: case distrutte, morti, feriti. E lei, che cosa stava facendo?

Stava perdendo tempo a chiacchierare con il comlink.

Non poteva biasimare gli sguardi di riprovazione che le arrivavano addosso.

“E se fosse troppo tardi?”

“Mi auguro di no Barris”

“Devo andare, Obi-wan, non posso perdere altro tempo. Che la Forza sia con te, maestro Kenobi”

“Che la Forza sia con te, giovane Barris”

“E… Obi-Wan?“

“Si?”

“Veglia attentamente sul giovane Anakin. Forse non è un caso che il Prescelto arrivi da una famiglia normale. Addio!”

E prima che Obi-Wan potesse replicare, la giovane jedi aveva interrotto la comunicazione e si era messa ad aiutare i soccorritori.

Mace Windu era sdraiato su un lettino, mentre i droidi medici gli curavano la spalla ferita. Questo malgrado egli avrebbe voluto sottrarsi e ricominciare a combattere subito.

La cannoniera sorvolava Mon Calamari in fiamme, i cui edifici erano distrutti o semi-diroccati.

Il fumo nero era quasi sparito, cosicché poteva vedere la gente che urlava per i propri morti, scagliandosi contro l’esercito della Repubblica.

I Cloni si limitavano a respingere la gente inferocita, senza usare le loro armi, ma lo jedi non sapeva quanto questo sarebbe potuto durare.

Si sentiva stanco e svuotato.

Ed il suo timore più grande era che ciò che gli aveva detto Anakin poche ore prima potesse essere vero: che dietro tutto quell’orrore ci fosse uno jedi.

“Maestro Windu…”

“Dimmi, giovane Anakin…”

“Avete paura?”

“Ne abbiamo tutti.”

“E allora perché… “

“Perché due anni fa ti abbiamo sgridato per le tue paure?”

“Sì.”

“Per nascondere le nostre.”

Il piccolo padawan si avvicinò al maestro korun fissandolo sconvolto.

“Che cosa volete dire?”

“Anakin tu hai un legame incredibile con la Forza, che nessuno ha, nessuno.”

“È di questo che avete paura?”

“Potresti usarlo contro di noi.”

“E perché mai?”

Mace mise le mani sulle spalle del bambino, guardandolo con affetto.

“Ora non c’è ombra di male, nel tuo cuore, ne sono certo. Ma la paura è pericolosa, terribilmente pericolosa, per te come per noi: può portarci a fare la cosa sbagliata.”

“Quindi non pensate che sia un male che io abbia paura di perdere mia madre?”

“Certo che no. Te l’ ho detto prima, giovane padawan: tutti abbiamo paura, e non lo sconfiggeremo di certo fingendo che non ne abbiamo.”

Anakin gli sorrise grato come se si fosse tolto un peso.

“E come si sconfigge?”

Mace gli scompigliò i capelli dorati.

“Sei troppo curioso, giovane padawan.”

“Avanti…”

“Si sconfigge guardandola negli occhi, sempre, non abbassando lo sguardo.”

“Grazie, lo terrò a mente. Che la Forza sia con voi, maestro Windu.”

“Che la Forza sia con te, giovane Anakin.”

Proprio mentre il bimbo usciva dalla stanza del maestro jedi, un missile prese di striscio il motore della cannoniera, che iniziò a beccheggiare pericolosamente.

Il pilota, un giovane di Coruscant di nome Calanon Beinion, tenne in alto la carlinga il più possibile, ma la nave sbandava in qua e in là, rischiando di finire sulle poche case rimaste intatte.

L’ideale sarebbe stato rifugiarsi al centro di comando, anche se non poteva sapere se i separatisti lo avessero attaccato o meno.

“Forse potremmo rifugiarci laggiù, vicino a quella grotta, c’è un avamposto”, mormorò di fianco a lui la voce di Adi Gallia.

“Potrebbe essere anch’esso finito in mano ai separatisti”.

“Non abbiamo molta scelta, mi pare”, replicò la donna posandogli la mano sulla spalla.

Il giovane abbassò il capo, sfiorandosi con la mano destra i lunghi capelli viola scuro.

“Andiamo, allora.”

La cannoniera calò lentamente verso la grotta, continuando a sbandare paurosamente.

Il fumo nero si stava alzando di nuovo, oscurando la vista al giovane pilota che, nonostante indossasse un casco, aveva ormai gli occhi rossi.

“Stiamo atterrando in un avamposto isolato, vicino ad una grotta, non sappiamo bene le nostre coordinate, ma pensiamo di essere alla periferia nord est della capitale: se qualcuno è in ascolto venga in nostro soccorso per favore.”

La nave atterrò finalmente sul suolo, ma appena lo sfiorò, un altro missile la prese in pieno, nei due motori centrali.

Tutti coloro che erano dentro la nave furono scaraventati per terra o al di fuori dell’abitacolo, che però esplose quasi subito investendo gran parte dell’avamposto.

Ignare dell’orrore avvenuto su Mon Calamari, su Dantooine Barris Offee e Aayla Secura stavano soccorrendo le persone ferite dopo l’attentato, trasportandole nei più vicini ospedali.

“Jedi…” urlò una voce con disprezzo.

Aayla si girò e vide di fronte a sé un sparuto gruppo di persone, armate fino ai denti e assai agguerrite.

“Cosa volete?”

“Dopo aver provocato la morte, ora siete così ipocriti da fingere di volerci aiutare?”

“Non abbiamo provocato nulla e vi stiamo davvero aiutando.”

Un signore anziano, ferito ad una gamba, che probabilmente sarebbe stata amputata, cercò di intervenire.

“Ragazzi, la guerriera jedi è dalla nostra parte. Vi state sbagliando.”

“Non ci stiamo sbagliando” tuonò il giovane buttando con disprezzo per terra dei fili tagliati a pezzettini.

“E questo cosa vorrebbe dire?” balbettò Barris impietrita.

“Erano i fili della centrale elettrica che rifornisce di energia la città e sono stati distrutti dalle vostre maledette spade laser!”

“Come… “ma prima di riuscire a terminare la domanda, le due donne furono fulminate da una sventagliata di blaster.

Poco lontano Quinlan e Luminara erano riusciti a trovare il rifugio segreto del misterioso guerriero.

“Chi sei?” tuonò la voce del possente jedi.

“Siete finiti jedi, finiti. La gente è tutta contro di voi” sghignazzò la voce nascosta nell’ombra.

“Mostrati e combatti a viso aperto.”

“E perché dovrei?” sussurrò di nuovo la voce mentre strane macchinari iniziarono a muoversi sopra agli jedi. Macchinari che in genere servivano a demolire gli oggetti, che ora stavano venendo nella loro direzione.

L’uomo e la donna iniziarono a saltare in mille direzioni, schivando le enormi roncole, ma queste si movevano sempre più veloci.

“Chi sei?” ripeté angosciato il maestro Vos.

“Mi spiace, cavalieri jedi, ma non saprete mai chi vi combatte, né vedrete mai la fine di questa storia.”

I due si fissarono negli occhi terrorizzati, continuando a schivare come potevano gli strani macchinari, con salti e capriole.

Con un doppio balzo riuscirono ad arrivare al secondo piano dell’edificio mettendosi finalmente al sicuro.

“Siete stati fortunati, ma non abbastanza” la figura nel buio azionò la spada laser blu e li attaccò ferocemente.

Quinlan e Luminara azionarono a loro volta le proprie armi, ma non era facile muoversi in quell’oscurità in un posto sconosciuto.

Si appellarono alla Forza, sperando di trovare tramite essa il modo di sconfiggere quel nemico invisibile.

Eccolo lo sentivano.

Era in fondo alla sala.

C’era odio, rabbia, rancore in quell’essere, ma non solo… non solo.

Le tre spade saettarono insieme, scintillando nel buio come crepitii di lampi nella pioggia.

Colpi su colpi, ma continuarono a non vedere nulla.

Solo tutte le emozioni del guerriero si facevano sempre più presenti, forti.

Era come essere avvolti in esse.

Un lampo attraversò la stanza buia.

Uno solo.

Ma bastò per tranciare la testa ai due jedi e mettere fine per sempre alle loro vite.

Yoda crollò semi-esamine nella sala del Consiglio.

Morte e distruzione.

Non solo tra la gente comune, ma anche tra i suoi allievi.

Tutti stavano morendo.

Qualcosa di misterioso e orribile si muoveva nell’ombra.

Il lato oscuro era tornato ed era più potente che mai.

Il vecchio maestro si aggrappò al bastone, zoppicando vistosamente verso l’entrata.

Aprì la porta.

Con un veloce movimento accese la propria spada laser e si avventò verso l’orda di cloni comandata dal Conte Dooku.

Fu veloce e riuscì a metterne fuori combattimento diversi, ma i cloni erano troppi.

E, prima che potesse trovare riparo verso l’uscita, una sventagliata di blaster lo fermò per sempre.

Fine Capitolo III

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Amministratore - Il più grande esperto di "imperialità" di questa galassia (dai, forse giusto dopo Palpatine), divora con passione fin dalla tenera età ogni cosa che riguarda Star Wars. Vive e lavora a Londra.
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