Visioni dal Futuro – Capitolo X

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Capitolo X

Muunilinst, sei mesi dopo.

Bail Organa, dopo aver progettato per mesi quell’attentato, insieme a Shaak Ti, era partito per il remoto sistema, con il cuore gonfio di paura, paura di non tornare dall’amata Breha, paura che tutto quello non servisse a niente, paura di uccidere degli innocenti: era giusto quello che stava per fare, no? E allora perché non ne era convinto fino in fondo? Era stato uno dei lealisti un tempo, aveva rifuggito la guerra con ogni mezzo e ora stava per uccidere, deliberatamente, delle persone.

“Bail, mi sentite?” la voce della giovane togruta, ex alto membro del Consiglio jedi, veniva dal suo comlink con una frequenza segreta e variabile, la cambiava una volta a settimana, ma temeva che non servisse, temeva che stessero solo perdendo tempo.

“Sì, sono sull’incrociatore più grande che avete trovato, con me ci sono alcuni uomini della guardia reale di Alderaan”

“Vi fidate di loro?”

“Non mi fido di nessuno, ora e non sono ancora convinto”

“Volete tirarvi indietro?”

“No, come avete detto voi mesi fa, non possiamo rendere vano il sacrificio dei vostri amici, solo non mi piace uccidere”

Dall’altra parte udì un sospiro basso e greve.

“Nemmeno a me: eravamo i guardiani della pace, no?Eppure non abbiamo esitato ad uccidere, ora forse, lo faremo davvero per una buona causa”

“Cosa volete dire?”

“Niente, preparatevi a saltare nell’iperspazio, io vi seguirò a distanza, con un caccia imperiale.”

“D’accordo”

“Volevo chiedervi …”

“Sì?”

“Mio marito e miei figli stanno bene?”

“Certo, solo non posso dirvi dove sono”

“Comprendo amico mio. Che la Forza sia con voi!”

“Aspettate …”

“Cosa c’è?”

“Ascoltate, la regina di Naboo è stata varie volte a Coruscant negli ultimi mesi e vi risiede tutt’ora, non so come, ma pare sia riuscita ad entrare nelle simpatie del nostro imperatore, che le chiede spesso consiglio.”

“Pensate che Palpatine reciti una parte?”

“Non lo so, posso solo dirvi che Padmé mi ha contattato dicendo che ha organizzato un incontro con lui oggi, per parlare della mia scoperta”

“Ottimo, quindi presto il nostro imperatore vi contatterà”

“Lo ha già fatto: mi attende tra poche ore”

“Allora la trappola è scattata”

“Speriamo”

“Che la Forza sia con voi Bail”

“Anche con voi Shaak”

Staccò ogni comunicazione, non solo quella del comlink segreto, voleva concentrarsi sul suo obiettivo, mentre il suo incrociatore e gli altri saltarono contemporaneamente nell’iperspazio verso Coruscant: l’ora della verità stava arrivando.

Ci vollero poche ore per arrivare su Coruscant, tutto era tranquillo, tutto era calmo, il suo obiettivo era così vicino, molto vicino, proprio per quello voleva tornare indietro, fermarsi, però non poteva farlo, non poteva.

“Senatore Organa” la voce dell’imperatore dal suo comlink ufficiale.

“Ditemi maestà, vi sto portando la flotta che ho trovato nell’orlo esterno”

“Siete di parola, mio giovane amico”

“Infatti”

“Atterrete nello spazio-porto militare, vicino al comando dell’esercito”

“D’accordo”

Chiuse di nuovo le comunicazioni, preparandosi al finto atterraggio, mentre si rendeva conto che la sua agitazione stava montando in rabbia e odia verso quell’essere viscido, che aveva distrutto la democrazia, tradito quelli che diceva di considerare amici, trucidandoli uno dopo l’altro, causato attentati dove erano morti milioni di civili innocenti, avrebbe voluto puntare il suo incrociatore verso di lui, ma non era il momento, non ancora.

Senza nemmeno accorgersene iniziò a sparare all’impazzata verso il comando militare e così fecero gli altri incrociatori, sapeva bene che non avrebbero retto molto, presto ci sarebbe stata una contro-offensiva, sperava solo di fare più danni possibili nel frattempo.

L’attacco a sorpresa ebbe l’effetto voluto metà del centro militare era ormai in fiamme, ma presto si alzarono in volo diversi caccia e risposero al fuoco, la situazione divenne incandescente, altri mezzi, molto più grossi, si alzarono in volo, sparando e la battaglia divenne terribile.

Con un filo di voce Bail contattò, tramite il suo comlink legale, l’ufficio dell’imperatore.

“Maestà, maestà … mi hanno preso in ostaggio: siamo caduti in trappola” sapeva che l’imperatore non ci avrebbe creduto, ma sperava di guadagnare tempo lo stesso, tramite l’aiuto di Padmè, che era ormai la prima consigliera di quell’uomo viscido.

Le fiamme e il fumo, intanto, si alzavano da tutte le navi e da diversi edifici, spari, urla, orrore, la guerra era iniziata e sperava davvero che avrebbe portato la libertà, sperava davvero che tutti quei morti avessero un senso perché ora non riusciva a trovarne nessuno.

Due navi da combattimento abbatterono l’incrociatore alla sua destra, dove c’era il grosso della guardia reale di Alderaan.

Il ricordo di suo cugino, morto, fatto a pezzi, alcuni anni prima, si affacciò nella sua mente, però lo scacciò, doveva mantenersi lucido, anche se due lacrime scottanti gli solcavano il volto ricordando quanti amici stava perdendo in quel momento.

Non vedeva nulla, il fumo e le fiamme erano aumentati, sentiva solo il rumore della battaglia, spari, razzi, altri grida, esplosioni, finì per colpire la torre più alta del centro militare, solo che si ritrovò circondato da una ventina di caccia enormi e da due corazzate: era in trappola? Con una virata che sorprese anche lui stesso, riuscii ad evitarne la metà, rispondendo al fuoco, con i raggi laser mentre altri incrociatori della sua flotta vennero in suo soccorso, distruggendo quattro caccia e perforando il motore principale di una delle corazzate.

Questo non bastò a farli vincere, si rese infatti conto, drammaticamente, che la sua flotta era ridotta ad un quarto di quando erano arrivati su Coruscant e quasi tutte le navi superstiti erano danneggiate, quindi sparò un ultimo colpo verso una torre e decise la ritirata per tutti, mandando di nuovo un falso messaggio di richiesta di aiuto all’imperatore e pregando, in cuor suo, che Alderaan non venisse attaccata.

Hiwl, città sotterranea di Mon Calamari.

Anakin era uscito dal tempio un’ora prima della fine della lezione di Xilora, si sentiva spossato, le gambe gli dolevano e sembrava che i lunghi esercizi non servissero a niente, la paura di non farcela stava tornando a farla da padrone dentro di lui, temeva di essere diventato un peso inutile per il suo maestro e per Siri, oltre che per tutti.

Perché non riusciva a rassegnarsi? Forse era quello il problema? Sì, doveva farlo, era inutile continuare a sperare, non sarebbe mai tornato a camminare, doveva accontentarsi di quello che aveva ed era tanto, davvero tanto, ovvero l’affetto incondizionato di Obi-Wan e della maestra Tachi, il resto non doveva contare.

Provò a spingere la sua sedia a rotelle, ma era come se fosse inchiodata, deglutì spaventato, temendo di dover dipendere anche per quello dagli altri, quando una mano si posò sulla sua spalla, sperò di incrociare lo sguardo verde del suo maestro, ma invece era quello di Aslan.

“Piccolo Kenobi, ti senti bene?”

“No, sono un po’ stanco, vorrei andare verso il bosco, ma la mia sedia è incastrata, potete andare a chiamare mio padre?”

“Mi spiace, piccolo Anakin, ma tuo padre ora è a lezione e non può essere disturbato, posso aiutarti io se vuoi…”

Come non poteva essere disturbato? Aveva detto che poteva chiamarlo in ogni momento, in ogni istante, che non ci sarebbe stato più niente di importante di lui e di Siri e ora… e ora?

“Sì, portatemi al boschetto, per favore”

“Certo piccolo” fece l’uomo sorridendogli affettuoso, eppure quel sorriso non gli piaceva, gli sembrava falso, come tutto, stava forse recitando una parte?

La sua sedia a rotelle venne spinta verso i prati dove alcuni bambini già stavano giocando, voleva avvicinarsi a loro, solo che si sentiva diverso, troppo diverso, non sarebbe mai stato come loro, lo sapeva.

“Ti porto in un posto tranquillo, d’accordo, così parliamo un po’ “

“Come volete” aveva quasi balbettato nel pronunciare quelle poche parole e Aslan, interpretando questo come paura, preferì non dire altro, limitandosi a spingere la sedia verso le montagne rocciose, voleva parlare a quel ragazzino così speciale, solo che non ci riusciva mai, Obi-Wan glielo impediva sempre, sembrava fosse geloso di lui e non riusciva a capire perché.

Quel giorno tirava vento mentre il sole artificiale di Hiwl sembrava pallido, come se dovesse piovere da un momento all’altro, ad Anakin tutto questo faceva paura, c’era un’atmosfera spettrale che non gli piaceva per niente.

Superarono il boschetto dove stavano giocando diversi ragazzini, avviandosi verso la montagna più vicina, che, come le altre, era priva di qualsivoglia vegetazione, in compenso aveva delle strane sporgenze che somigliavano quasi a dei balconcini di ville antiche.

“Stai meglio?” fece gentilmente l’uomo.

“No”

Il borgomastro di quel misterioso villaggio scosse la testa, sentiva la paura del ragazzino, la percepiva a pelle, senza contare quella strana atmosfera, quel vento sconosciuto, quel sole così pallido, cosa stava succedendo?

Attraversarono un piccolo ponte, sotto il quale c’era un ruscello, dove guizzavano diversi pesci, di svariati colori, quella vista sembrò calmare entrambi, così Aslan aumentò l’andatura, portando il ragazzino sopra ad una delle sporgenze, da dove si poteva vedere l’intero villaggio.

“Lo vedi, Anakin?”

“Sì”

“Ti piace?”

“Sì, ma non è casa mia”

“Vuoi tornare a casa tua?”

“Certo e anche mio padre e mia madre”

“Dov’è casa tua Anakin?”

Cosa doveva rispondere? Coruscant? Tatooine? Naboo?

“Non lo so, non ricordo dove sono nato, ma di sicuro non è qui”

“Ti facciamo paura?”

“Forse: perché dite che la Forza Unificante non esiste?”

“Perché è così”

“Non è vero, io so che non è vero, lo so!”

“Perché?”

“Come perché?”

“Dimmi perché lo sai…”

“Non c’è perché lo so e basta”

“Perché sei figlio della Forza?”

“Non dite sciocchezze: mio padre è Obi-Wan!” aveva parlato in fretta, cercando di dare un tono sicuro alle sue parole, cercando di crederci lui per primo.

“Ne sei certo?”

“Sì” deglutì cercando di non incrociare lo sguardo grigio di quell’uomo.

“Non è un po’ troppo giovane per essere tuo padre?”

“Ma cosa volete si può sapere?”

Aslan si avvicinò, posandogli le mani sulle spalle, ma subito il ragazzino si divincolò, allontanandosi di scatto.

“Non devi aver paura di noi, Anakin, sappiamo bene chi sei, conosciamo la Profezia che parla di te, la conosciamo da tanto tempo”

“Chi siete voi?Perché comunicate solo con i gesti, anche se potete sentire la musica e le nostre parole?”

“Non posso dirtelo, è un segreto”

“Ormai non me ne andrò più da qui, così come i miei genitori, potete dirmelo, no? Come faccio a fidarmi di voi se non mi dite la verità?”

Aslan sospirò, abbassando lo sguardo, quel segreto gli pesava da tanto tempo, avevano inventato mille stratagemmi per rimanere al sicuro e ora sapeva che non erano serviti a niente, sentiva nell’aria qualcosa di malvagio e malefico, due presenze minacciose: che senso aveva tacere la verità a quel ragazzino che forse poteva salvarli?

“Ascolta noi …” uno strano suono interruppe ogni conversazione mentre l’uomo iniziava a rovistare nelle tasche, da dove spuntò una versione arretrata di comlink, che continuava a suonare all’impazzata e dove c’era una scritta rossa, una scritta rossa che diceva solo “Pericolo, pericolo al tempio!” senza pensarci due volte il borgomastro si voltò e iniziò a correre verso il villaggio, questo sconvolse il giovane Skywalker che si mise ad urlare spaventato.

“Fermo, dove andate?Non potete lasciarmi qui … fermo!!!”

Aslan, tuttavia, non lo ascoltò, aumentando l’andatura, in preda al panico.

Il ragazzino si guardò in giro spaventato, accorgendosi, improvvisamente, di essere sull’orlo di un abisso.

“Non temere, Anakin, ci sono qui io” fece una voce alle sue spalle, il giovane si voltò e vedendo chi aveva di fronte, sorrise rassicurato.

Al tempio, intanto, regnava il terrore, era scoppiato un incendio, che era partito dalle fondamenta, bruciando ogni cosa, Obi-Wan, Siri, Xilora e gli altri cercavano di domarlo ma era tutto inutile, le fiamme erano altissime e tutto puzzava di benzina: chi era stato e perché?

“Obi-Wan, dobbiamo dire loro del sith”

“Credo lo sappiano già, Siri e temo non sia solo uno”

La ragazza lo guardò qualche secondo senza capire, poi riprese a buttare secchiate d’acqua sul fuoco, a ciclo continuo, ognuno faceva la sua parte, ma le fiamme continuavano a salire sempre più in alto e il fumo si faceva sempre più scuro.

Frustati, i vari maestri del tempio, si rendevano conto che ogni loro sforzo era vano, tutto sarebbe presto andato in fumo, così, invece di continuare a buttare acqua, avevano iniziato a cercare, nelle stanze più interne, se per caso fosse rimasto intrappolato qualcuno e così, in effetti, era successo: molti bambini non erano riusciti ad uscire in tempo e furono tratti in salvo dagli adulti, uno dopo l’altro, mentre il fuoco distruggeva ogni cosa.

Siri ed Obi-Wan si aspettavano, da un momento all’altro, di venire aggrediti, di essere considerati la causa di quell’orrore con la loro sola presenza, ma nessuno disse loro nulla, anzi, continuando a lavorare fianco a fianco, tirando fuori le persone intrappolate nelle varie stanze, solo verso sera, la gente si fermò distrutta e sconvolta, però gli sguardi di odio e di rancore che si aspettavano di ricevere i due stranieri non arrivarono e ciò li turbava ancora di più di quel misterioso incendio.

“Non capisco … non capisco cosa stia succedendo: hanno sempre detto che il male veniva da fuori e ora nessuno sembra avercela con noi” mormorò angosciato e coperto di fuliggine il giovane Kenobi, sedendosi sul prato bruciacchiato, che stava di fronte a ciò che restava del tempio.

“Già, è tutto assurdo, questa gente è assurda, questo incendio è assurdo, io …” balbettò la giovane Tachi poggiando la testa sulla spalla dell’uomo, questi non si mosse, non riuscendo a fare nulla, nemmeno ad abbracciarla.

Rimasero così immobili e sconvolti per diversi minuti mentre la gente del villaggio suonava musiche lamentose con le arpe, quando improvvisamente uno dei due colse un’ombra furtiva verso la loro casa, subito Obi-Wan si alzò di scatto, impugnando la spada laser.

“Vengo con te” mormorò subito Siri, scuotendosi.

“No, resta lì” e senza attendere una replica l’uomo seguì la figura che, accorgendosi di essere stata vista, corse nella direzione opposta, verso il boschetto, ormai semi-buio.

“Maledetto, maledetto sith: nemmeno qui potete lasciarmi in pace” ringhiò tra sé l’uomo, perdendo la sua naturale calma e proseguendo la sua corsa forsennata verso la piccola foresta, dove gli alberi si muovevano come fantasmi ululanti nell’oscurità e dove riusciva ad intravedere non una, ma due figure, una delle quali sembrava davvero un fantasma.

“Giovane Kenobi” gridò quest’ultimo “Non ti conviene proseguire, se non vuoi perdere te stesso”

Obi-Wan non sapeva cosa rispondere, sentiva solo che quella voce non era umana, non apparteneva ad un semplice mortale, forse non era mai stata umana e questo gli fece ancora più paura, eppure aumentò l’andatura, trovandosi di fronte la misteriosa figura quasi trasparente.

“Chi sei?”

“Torna indietro giovane Kenobi, non puoi combattere con me, non puoi sconfiggere i sith, neppure il tuo presunto figlio può”

“Dimmi chi sei!” urlò il ragazzo in preda all’ira, non era da lui essere così, ma non gli importava.

“Non lo sai? Prova a guardarmi negli occhi”

Concentrò il suo sguardo in quello della figura evanescente che aveva davanti, che, ogni minuto che passava, sembrava acquistare forza e consistenza.

Occhi scuri come la notte, un vestito comune, non da sith, ma quegli occhi, dove li aveva visti?

“Darth Bane”

“Sei molto bravo in storia, giovane Kenobi, peccato non potermi scontrare con te, ma sono certo che mi divertirò ugualmente”

“Cosa vuoi dire?”

La figura scomparve alla sua vista mentre ormai l’oscurità avvolgeva ogni cosa, anche la luce procurata dalle fiamme del tempio era scomparsa, tuttavia in lontananza riuscì a vedere qualcosa, un’altra figura che si muoveva.

Riprese a correre, senza accorgersi di avviarsi verso le montagne rocciose di Hiwl, verso il ponticello che poche ore prima aveva attraversato il suo allievo in compagnia di Aslan e proprio in prossimità di quel ponte, udì delle grida angosciate.

“Vattene, bugiardo, vattene” urlava quella voce e sapeva bene di chi era, lo sapeva.

“Anakin!”

“Va via, vattene!”

“Anakin, dove sei?”

Un lampo di luce attraversò lo spiazzo dove si trovava facendogli vedere di nuovo la figura incappucciata, ma non il suo allievo.

“Lascia perdere lui, ora!” fece una voce alle sue spalle.

“Sei l’allievo di Darth Bane?”

“Da un certo punto di vista”

“Chi sei?”

“Non lo sai, non riconosci la mia voce?” un altro lampo, proprio mentre si voltava e incrociava due occhi verdi, identici ai suoi.

“Chi … cosa sei?” balbettò Kenobi attivando la spada laser.

“Uno che è stanco di essere un clone, uno che vuole essere unico” replicò la voce, una voce terribile e cavernosa che gli faceva un’immensa paura perché era la sua.

“Chi ti ha creato?”

“Non ha importanza, il mio compito è liberarmi di te e di quel ragazzino”

“Tu lo hai spaventato in questi mesi maledetto!”

“No, sempre tu, in fondo sono una parte di te!”

“Mai!” urlò furibondo Obi-Wan cercando di puntargli lama alla gola, ma subito l’altro attivò la sua spada laser, una spada laser rossa, le due lame sfrigolarono, mentre i due uomini incrociarono i loro sguardi, entrambi verdi-azzurri, entrambi rabbiosi.

“Non azzardarti mai più ad avvicinarti a lui!”

“Perché no?Non sono forse anche io il suo maestro? Potrei prenderlo e portarlo al male”

“No” ancora una volta le due lame si incrociarono, sfrigolando rumorosamente, entrambi sembravano sapere l’uno le mosse dell’altro, Obi-Wan aveva paura che quel dannato incontro sarebbe durato in eterno, aveva paura di non fare in tempo a salvare Anakin e aveva paura che le parole del suo clone fossero vere: quell’essere era davvero parte di lui?

Provò a concentrarsi, cercando di non farsi prendere dall’ira e dalla paura, ma ogni momento che passava queste non facevano altro che aumentare, mentre le due spade continuavano ad incrociarsi, senza mai riuscire a colpire l’avversario.

Doveva trovare un modo, doveva farlo!

“Qui-Gon, aiutami, ti prego aiutami … so che sei stato tu ad aiutarmi quel giorno quando riuscì a trovare Anakin tra le fiamme, aiutami di nuovo, salvami da me stesso, ti prego …” pregava la sua anima tormentata.

Quella preghiera rischiò di costargli la vita, visto che la spada del suo clone gli sfiorò la testa, colpendolo alla spalla, rabbioso il giovane jedi, incrociò di nuovo la lama del suo avversario, attaccandolo ripetutamente e costringendolo ad arretrare.

“Obi-Wan, ricordati, non devi pensare solo al futuro, non a discapito del presente, concentrati sul momento”

L’uomo trasse un lungo respiro, scacciando l’ira e la paura dal cuore, fissando quell’essere di fronte a sé, che fosse o meno un suo clone non doveva turbarlo, doveva pensare solo a salvare il villaggio dalla sua malefica presenza, raccolse le energie, chiedendo aiuto alla Forza, Vivente ed Unificante, Benigna e mai oscura e con una mossa che stupì anche se stesso, decapitò il suo clone, senza che questi potesse impedirglielo.

Lo fissò sconvolto, mentre una strana pallida luna a falce illuminava il prato, non ricordava di aver mai visto la luna a Hiwl, ma forse era perché non aveva mai girato di notte, trasse un lungo respiro, mentre i suoi occhi non riuscivano a staccarsi da ciò che restava del suo malefico clone, era proprio identico a lui, non vi era nessuna differenza.

Sospirò di nuovo, spense la spada laser e attraversò di corsa il ponte sul ruscello, salendo sulla sporgenza, tuttavia appena Anakin lo vide indietreggiò, ancora più pallido della luna.

“Vattene”

“No”

“Vattene”

In preda alla follia il ragazzino iniziò a spingere la sua sedia a rotelle, verso i sentieri più pericolosi, non voleva più vedere la sua faccia, non voleva più vedere nessuno, voleva solo morire, aveva ragione non serviva a nessuno, era solo una patetica forma di vita che era un peso per tutti, altro che Figlio della Forza, non era nessuno, non valeva niente, non era mai valso niente.

Aveva avuto il consiglio pochi anni prima a non volerlo, su Naboo aveva vinto solo per fortuna, doveva liberare la Galassia dalla sua stupida e patetica presenza così sarebbe stata meglio, a cominciare dal suo maestro, che si era sempre sentito obbligato, non gli voleva bene e del resto perché avrebbe dovuto? Non meritava l’amore di nessuno, figuriamoci di un grande jedi come lui.

“Anakin fermati, non ascoltarlo!”

Non sentiva nemmeno quella voce che lo chiamava, stava spingendo la sedia a velocità folle, presto sarebbe precipitato per la gioia di tutti.

“Fermati ti prego, fermati!”

Ancora un poco, eccolo il precipizio, ora si sarebbe buttato di sotto, basta pesi per nessuno, tutti avrebbero tirato un sospiro di sollievo per la sua morte, tutti si sarebbero sentiti in pace.

“No, ti prego, ti prego, no, fermati ho bisogno di te”

Con le poche forze rimastegli Obi-Wan accelerò l’andatura, arrivando fino alla sedia a rotelle del suo allievo e fermandola un secondo prima che cadesse.

“Ti prego … ti prego Anakin … ti prego”

“Se muoio tutti saranno felici, sono solo un peso per tutti, a cominciare da te”

“No … non ero io che dicevo quelle cose”

“Ma io ho visto il tuo volto e sentito la tua voce”

“Era il mio clone, creato dai sith per distruggerci tutti”

Il ragazzino spalancò gli occhi incredulo, poi provò a spingere di nuovo la sedia.

“Bugiardo”

“Cosa posso fare per convincerti che dico il vero?”

“Non puoi”

“Allora i sith hanno vinto, tu sei sempre stato la nostra speranza, sempre, ma quello che più conta è che sei più di un fratello per me, più di un figlio, più di un amico, più di un allievo e senza di te, la mia vita sarebbe stata molto più vuota: tu mi hai insegnato l’amore”

Per un secondo che ad Obi-Wan parve un’eternità, Anakin lo fissò con uno sguardo pieno di dubbi, paure, speranze, angosce, amore, orrore e fiducia: cosa doveva fare?

D’improvviso il ragazzino si gettò tra le braccia dell’adulto, abbandonandosi ad un pianto liberatorio, mentre quest’ultimo lo stringeva a sé con il cuore colmo di gioia e terrore insieme.

Come aveva potuto credere alle parole di quell’essere? Come? Non lo sapeva, sapeva solo che aveva vinto, grazie al suo maestro, una battaglia terribile con se stesso.

Era finita.

Ora erano davvero uniti e liberi.

Rimasero così, per ore, stretti l’uno all’altro, troppo sconvolti per parlare, troppo stanchi per tornare indietro.

Fu quasi all’alba, mentre spuntava di nuovo un pallido sole, che il giovane jedi, prese saldamente in braccio il ragazzino, ormai addormentato mentre lanciava con rabbia la sedia a rotelle da quell’orribile precipizio dove sarebbe potuto davvero morire il suo amico, con il quale avrebbe perso la parte più vera di se stesso.

Rientrò stancamente a casa, continuando a stringere tra le braccia Anakin che dormiva sereno, come non mai in vita sua, ad attenderlo trovò Siri, in preda al panico, però, in un primo momento, la ignorò, andando dritto verso la camera del ragazzino, che mise subito a letto.

Lo fissò per un lungo istante, scoppiando di nuovo a piangere, in preda a mille emozioni diverse: come aveva potuto non capire chi c’era dietro tutto questo?

Era talmente evidente, altrimenti il suo allievo non si sarebbe così spaventato, non lo avrebbe accusato di mentire.

“Obi-Wan” sussurrò una voce alle sue spalle.

Ancora in lacrime l’uomo uscì silenziosamente dalla stanza, chiudendo lentamente la porta per non fare rumore.

“Cos’è successo?”

“Io … io .. il sith era … “

“Chi era?”

“Un mio clone”

La ragazza trasalì, fissandolo angosciata.

“Ora dov’è?”

“E’ morto, l’ho ucciso io, ma credo abbia evocato Darth Bane e il suo spirito deve essere ancora in giro, anche se non lo sento più”

“Forse la morte di colui che lo ha evocato lo ha reso più debole”

“Lo spero” replicò Kenobi andandosi a sedere sul divano e subito fu seguito dalla donna, che era in preda alle mille dubbi e paure.

“Ora che faremo? Al villaggio hanno capito che c’era un sith in giro, dovremmo dirglielo che…”

“Ti dico la verità che ora come ora non importa nulla di cosa pensi questa gente”

“Che vuoi dire?” domandò lei fissandolo sempre più dubbiosa.

“Oggi ho rischiato di perdere una persona importante per me, la persona più importante della mia vita …”

“Capisco …”

“Aspetta, fammi finire Siri” balbettò l’uomo voltandosi verso di lei, con ancora il volto coperto di lacrime che non si curava di celare.

“Ti ascolto, Obi-Wan”

“Ho rischiato di perdere la persona più importante della mia vita, insieme a te, non voglio correre di nuovo questo rischio, so che un giorno dovrò lasciare andare tutto, lo so, ma non posso e non voglio permettere di essere io la causa di tale perdita, oggi sono riuscito a fermare Anakin in tempo, ora … “

“Ora?”

“Non voglio rischiare di perdere anche te. Ti amo Siri, non esiste più nessun ordine jedi, ci siamo solo io, te ed Anakin, diventiamo davvero la famiglia che tutti pensano che siamo” fece il giovane e senza darle il tempo di replicare la baciò sulle labbra con una passione violenta.

Basta regole, basta imposizioni, era libero, totalmente libero da tutto, anzi erano liberi.

Lei ricambiò il bacio con ardore mentre iniziavano a spogliarsi con bramosia e desiderio represso, si strinsero forte, dimentichi di tutto, pensando finalmente a se stessi e al loro amore che non era mai morto, malgrado tutto.

Fine Capitolo X

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