Visioni dal Futuro – Capitolo XI

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Capitolo XI

Il cielo crepuscolare di Coruscant, quella sera, era tetro e minaccioso o almeno così pareva a lei, la giovane ex regina di Naboo, Padmé Amidala Naberrie, che, da diversi mesi, era divenuta primo consigliere dell’imperatore Palpatine, non sapeva come fosse riuscita a conquistare la sua fiducia e non era nemmeno sicura di averlo fatto per davvero

Da quello, lo aveva imparato amaramente a sue spese, doveva aspettarsi di tutto, anche che la tenesse vicina per qualche misterioso fine, forse per carpirle informazioni sull’Alleanza Ribelle o forse per altro ancora: magari sospettava che qualche jedi fosse ancora vivo dopo la purga di pochi anni prima?

Non lo sapeva, sapeva solo che si sentiva a disagio anche nella parte che recitava, la finta amica dell’imperatore, non che quest’ultimo le facesse pena, oltretutto era stata lei a proporsi in quella veste all’alleanza ribelle, mentre gli altri, Bail e Mon in primis, avevano cercato di dissuaderla, non volevano coinvolgerla in un gioco così pericoloso.

Aveva iniziato ad avere paura? Forse chissà…

Stava cercando di vivere alla giornata, senza pensare al passato, vivendo per i suoi ideali e per gli altri, come aveva sempre fatto, eppure i suoi begli occhi bruni avevano perso luce e i suoi discorsi sembravano freddi anche a lei, avevano perso la passione che la contraddistingueva sempre.

Era diventata un politico a tutti gli effetti, della donna che era in lei, non vi era più traccia, persino i suoi vestiti mostravano ciò, erano grigi, anonimi, senza un briciolo di eleganza, conformati al nuovo ordine imperiale.

Neppure i suoi amici più stretti riuscivano a capire lo strano cambiamento che era avvenuto in lei, neanche i suoi genitori, tutti quanti loro pensavano che fosse per la fine della democrazia e per la perdita della libertà, la ragazza faceva credere che era così, non aveva desiderio di dare spiegazioni a nessuno, tantomeno a se stessa.

Un abituale ronzio alle sue spalle, la distrasse dai suoi pensieri, cosa che le fece molto piacere, non amava la solitudine né amava confrontarsi con se stessa, non più.

“Consigliere Naberrie, il nostro imperatore desidera vederla” era un droide protocollare che aveva parlato, comune e dozzinale, tuttavia le rammentò vagamente qualcosa che non voleva e non poteva ricordare.

Scosse impercettibilmente la testa e lo seguì nello studio di Palpatine, il quale, come un tempo, aveva la solita aria affettuosa e paterna, non era cambiata per niente la sua facciata, solo che non la ingannava più, non dopo la morte di tutta quella gente.

Un pensiero malefico attraversò la mente della giovane donna, fu veloce, fulmineo, però lei lo assaporò con gusto

“Mi avete portato via la mia vera vita, maledetto, che siate maledetto. Ve la faremo pagare”

L’uomo allargò il sorriso, mostrando ancora di più la sua aria affettata, per Padmé fu difficile non reagire, non voleva dargli soddisfazione, non adesso, anche se temeva che lui potesse leggerle dentro.

“Consigliera Naberrie, avete sentito di quanto è successo a Bail Organa?Che sarebbe stato rapito dai Ribelli?”

“Sì”

“Ci credete?”

“E voi?”

“Non lo so mia cara, ormai quasi tutti gli amici che avevo si stanno rivelando nemici quindi non so più di chi fidarmi e non c’è più il saggio Yoda a leggere nella Forza ed aiutarmi con i suoi consigli”

“Avete messo voi i jedi fuori leggi, no?”

“Dopo quanto avvenuto con i separatisti e aver scoperto che erano stati loro ad organizzare quell’orribile guerra, non potevo esimermi dal farlo, non trovate?” la voce dell’uomo era quasi un sussurro lieve, appena accennato, come se avesse timore di alzarla.

La giovane ex regina di Naboo lo scrutò a lungo, cercando di valutarlo, di capire cosa stesse pensando: la considerava una traditrice?Una cospiratrice?Probabile, solo che era molto bravo a nasconderlo.

“Temo di no, altezza” aveva sentito il tono di disprezzo che aveva usato per l’ultima parola che aveva pronunciato?

“Allora voi cosa credete su Organa?”

“Temo ci sia dietro altro, forse non sappiamo tutta la verità” aveva parlato in fretta, cercando di usare un tono incerto e preoccupato.

“Lo credo anche io, ecco perché ho deciso di mandare alcuni dei miei migliori agenti per andare a cercarlo, è un fatto riservato, consigliere, vi chiedo di non dirlo a nessuno”

A che gioco stava giocando Palpatine?La stava mettendo alla prova?Se avesse informato Bail di questa notizia, il suo gioco sarebbe stato rivelato, se non lo avesse fatto, avrebbe rischiato di mettere in pericolo l’Alleanza.

Cosa le aveva detto Shaak Ty una volta?

“Il miglior modo di nascondere una cosa è quello di metterla bene in vista.”

“Avevo compreso subito la riservatezza della notizia, Altezza, non c’era bisogno di chiedermi di tenerla nascosta: sono o non sono il vostro più fidato consigliere?Oppure se la notizia arrivasse alle orecchie di Bail o dell’Alleanza, voi sospettereste di me?”

Palpatine sorrise, era un sorriso strano, lontano da quello che sfoggiava solitamente, sembrava realmente ammirato.

Hiwl, Città sotterranea di Mon Calamari.

La mano di Obi-Wan scivolava lungo il profilo perfetto di Siri, aveva sempre tentato di vedere in lei la jedi, mai la donna, cercando di evitare di farsi sopraffare dalla sua bellezza e dai sentimenti che provava per lei, aveva sepolto tutto dentro di sé, pensando e temendo che fossero sbagliati, che non fossero in linea con il codice, che per lui era diventato così importante.

Aveva voluto seppellire dentro di sé il jedi ribelle per diventare il jedi perfetto, che non sbagliava mai, che diceva sempre la cosa giusta, aveva avuto paura che se si fosse lasciato andare ad un qualunque sentimento, poi non sarebbe stato più in grado di tornare indietro e avrebbe così perso tutto.

Essere jedi, per lui, veniva prima di tutto, si sentiva un jedi dentro, eppure quella castrazione gli faceva male, possibile che non potesse conciliare le due cose?

Da quando prima Qui-Gon e poi Anakin erano entrati nella sua vita aveva iniziato a pensare che fosse possibile, solo che non aveva avuto il coraggio di ammetterlo, era troppo insicuro per poter contraddire il Consiglio, per poter dire loro

“Se dobbiamo difendere la pace e la libertà, non possiamo non amare, non avere sentimenti, non avere emozioni: bisogna controllarli con la ragione, questo sì, ma non fare finta che non ci sono! Così come non possiamo fare finta di non avere dentro di noi il lato oscuro: solo se lo guardiamo dritto negli occhi possiamo sconfiggerlo, non fingendo che non ci sia”

La sua mano continuava scendere sul volto tanto amato della jedi, che si abbandonava sul cuscino con una sensualità innata ed innocente, che lo lasciava sbalordito e nel contempo ammirato, ipnotizzato, da lei, solo da lei.

Amore, finalmente le poteva dire che la considerava il suo amore, che era la donna più bella e forte che avesse mai incontrato in vita sua, le baciò la bocca con passione rovente e repressa, poi scivolò lungo il corpo di lei, baciandole il seno, poi il ventre flessuoso e morbido come lei, come i suoi occhi blu, che sembravano avvolgerlo di amore.

La strinse ancora di più mentre la possedeva e Siri fece altrettanto, quanto tempo aveva atteso, soffocando dentro di sé la donna e cercando di non vederlo come un uomo, ma solo come un amico, aveva mentito agli altri e a se stessa.

Gli sfiorò i capelli rosso-biondi, li accarezzò, affondando le sue dita in essi, tese il suo corpo contro di lui, per sentirlo ancora di più, per ascoltare più da vicino il battito del suo cuore e per baciare le sue labbra, ancora ed ancora.

Quando ore più tardi la stanchezza li vinse, si abbandonarono l’una nelle braccia dell’altro ad un sonno lungo e profondo.

Orlo Esterno

Gli Star Destroyer davano la caccia senza sosta alle navi dei ribelli, dopo l’attacco a Coruscant di poche settimane prima, era una battaglia infinita, con feriti da entrambe le parti, dove nessuno sembrava avere la meglio, anche perché, forse era solo una diversione.

O almeno così pensava il Conte Dooku, che comandava le forze imperiali, come pochi anni prima comandava le forze separatiste, aveva ottenuto tutto il potere possibile, era il braccio destro dell’imperatore, suo comandante in capo, era persino riuscito ad uccidere il suo ex maestro Yoda, il lato oscuro trionfava ovunque.

Ed allora cosa non lo soddisfava?

Nella sua mente si affacciavano di continuo ricordi lontani che lo tormentavano

I cadaveri dei mandaloriani a migliaia coprivano il terreno candido di neve e rosso del sangue dei morti, li avevano uccisi senza pensarci, su ordine di un governatore perché aveva raccontato loro che erano guerrafondai e crudeli che portavano morte e distruzione ovunque.

Era vero?Forse.

Ma era giusto uccidere così? Erano in guerra?Non conosceva la risposta né della prima né della seconda domanda.

Ne aveva parlato con il suo maestro, che ai tempi stimava ed ammirava sopra ogni cosa, malgrado le sue regole rigide, sapeva, allora, che dietro queste ultime c’erano sentimenti ed emozioni.

“Maestro Yoda, cosa abbiamo fatto?”

“Neanche io lo so. La morte, nulla di buono può portare”

“Ed allora perché?”

“Proteggere Mandalore dovevamo, con esso la Repubblica e il bene comune scelte dolorose comporta”

“Il bene comune?Quindi è giusto sacrificare il più piccolo per il tutto?”

Yoda aveva spalancato gli occhi, incredulo e stupefatto.

“Detto questo non ho”

“Non mi sento più nel mio posto, non più”

“Dooku…ogni jedi dei dubbi ha”

Aveva chinato il capo, se n’era andato in silenzio, osservando quel piccolo corpo che conteneva una grande anima e lui aveva ferito quell’anima, lo sapeva, con il suo tradimento e poi aveva lasciato che venisse ucciso.

“Non c’è la Morte, c’è la Forza” una voce alle sue spalle, qualcuno aveva parlato, ne era certo.

“Lord Tyranus, vi sentite bene?”

Scuotendo la testa, cercò di riaversi, di dimenticare il passato e la sua coscienza, come ormai faceva da tempo, eppure li sentiva lì, presenti in ogni momento.

“Sì, comandante Rex”

“Non riusciamo a metterli all’angolo, è come se stessero giocando”

“Stanno giocando, tutta questa storia è solo un diversivo”

Non fece in tempo a finire la frase che una miriade di caccia ribelli, guidati da un enorme torpediniere, attaccarono simultaneamente il suo Star Destroyer costringendolo ad una virata impressionante, che comunque non gli evitò i danni maggiori: due motori principali saltarono e metà dei cannoni si ritrovarono fuori uso in meno di cinque minuti.

Che sciocco che era stato a mettersi a pensare ad altro in un momento del genere, doveva concentrarsi solo e soltanto sulla battaglia in corso, basta con i rimorsi e i rimpianti, non era da sith.

“Fuoco a volontà, comandante Rex”

“Sì, signore”

Lo Star Destroyer, benché danneggiato, iniziò a sparare una serie impressionante di colpi, che abbatterono diversi caccia dell’Alleanza, a dar mano forte al sith, vennero anche altre navi da guerra, non molte per la verità, ma abbastanza da poter permettere alla nave ammiraglia di riprendere fiato e poter attaccare con più libertà.

In quel remoto angolo della Galassia sembrava ci fossero asserragliate un centinaio di navi, certo non il grosso né dell’Alleanza né dell’Impero, ma nemmeno gli scarti, tutto quello che riusciva a vedere dal ponte di comando erano fuochi, lampi e navi che roteavano vorticosamente perché abbattute oppure per colpire gli avversari, faceva persino fatica a distinguere i propri caccia da quelli dei nemici, pareva tutto uno sciame di vespe impazzite.

Vide diversi caccia schiantarsi contro la propria nave e contro le torpediniere ribelli in un turbine continuo, udiva esplosioni ad ogni secondo, cosa serviva tutto questo?A tenerlo distratto d’accordo, ma per cosa?Possibile che l’imperatore non avesse capito niente?

“Dobbiamo andarcene da qui è solo una dannata trappola”

“Perché ne siete così sicuro, Lord Tyranus?” fece alle sue spalle la voce di Cody. Ma non doveva essere su uno dei caccia? Ah no, era rimasto ferito, tuttavia non aveva voluto lasciare del tutto la battaglia.

Quel clone era il simbolo della fedeltà suprema, ordine 66 a parte.

“Non ci vogliono distruggere, potrebbero farlo e non attaccano un luogo preciso” rispose prontamente Dooku, mostrando il suo volto più duro ed inflessibile. Non poteva più farsi vedere in crisi davanti a loro, era bastata una volta ed era una volta di troppo.

“Credete che cerchino qualcosa?” rispose ancora il clone.

“Sì, però non troveranno niente” ora il tono del sith era gelido e fermo più che mai, non voleva e non poteva creare dubbi, ma soprattutto non poteva rivelare a nessuno di loro l’arma segreta che aveva creato poco tempo prima con i separatisti.

Nessuno doveva conoscere quel segreto, nessuno, neanche la sua fidata spia.

“Lord Tyranus?” dal suo comlink privato udì quella voce, la voce di Tarkin, giovane ed ambizioso ammiraglio, che comandava una delle flotte imperiali, erano partiti insieme in quella missione di rappresaglia, tuttavia aveva cercato di tenerlo lontano, mandandolo ad inseguire i ribelli oltre l’orlo esterno, in modo da avere campo libero.

Sapeva da tempo, infatti, che quel giovane ufficiale volesse fargli le scarpe, cogliendo al volo ogni occasione per screditarlo agli occhi dell’imperatore, oltre che agli occhi della gente, rammentava bene come qualche mese prima fosse intervenuto ad una trasmissione della Holonet, dove, fingendo di lodarlo, aveva ricordato il suo passato di separatista e nemico della vecchia repubblica.

Se chiudeva gli occhi, riusciva ancora a figurarsi quella scena patetica.

“Ammiraglio Tarkin, che gentile che è stato a venirci a trovare nella nostra Holonet”

“Il piacere è tutto mio, signor Kelvin, ci tenevo a chiarire molti equivoci sulle battaglie che coinvolgono l’Impero”

“Siamo tutti orecchi”

“L’Alleanza Ribelle è un nemico dell’Impero nato dai resti dei separatisti, non vogliono portare né pace né libertà, ma solo morte ed anarchia, non fidatevi della loro propaganda di menzogne”

“Crede che i lealisti siano coinvolti?”

“Non ho nessuna intenzione di gettare fango su persone stimate e rispettabili come Bail Organa, Mon Monthma e Padmé Naberrie, quest’ultima è anche diventata prima consigliera del nostro imperatore, loro sono molto fedeli e se parlano di pace, è solo perché, come tutti noi, non amano la guerra, non certo per tradimento”

“Capisco e del Conte Dooku che ne dice?”

“Egli si è consegnato alla repubblica, fermando i separatisti più feroci e scoprendo il diabolico complotto dei jedi che avevano portato allo scoppio di quella inutile guerra. Anche se era il capo dei separatisti e anche se ci sta mettendo molto a fermare i Ribelli, forse la sua dote diplomatica prende troppo il sopravvento, egli è un caro amico di tutti i noi”

Scosse la testa, avvicinandosi alle vetrate della prua della sua nave, la battaglia era davvero infinita, non c’era modo di fuggire e il fatto che quelle serpe in seno fosse arrivata in quel momento, complicava molto le cose.

“Buona sera Ammiraglio Tarkin, ben rientrato nella Galassia, spero che la caccia ai ribelli sia andata bene”

“Allo stesso modo di quanto stia andando a voi, Lord Tyranus”

Bisognava ammettere che aveva un discreto senso dello humor, ma questo non cambiava la pessima opinione che aveva di lui, ovviamente un tipo così non poteva non piacere a Sidious, egli apprezzava gli uomini intelligenti, scaltri, ambiziosi oltre ogni limite e con un pizzico di megalomania.

“Già… volete unirvi al gioco?”

“No, volevo solo informarvi che alcune torpediniere ribelli si stanno dirigendo su Ryloth”

“Da dove lo desumete? Quel sistema non è proprio dietro l’angolo..”

“Abbiamo intercettato una trasmissione tra i ribelli in fuga, hanno lì in loro avamposto”

“Inseguiteli, stanno cercando qualcosa…” sibilò il conte.

“E la troveranno?” domandò ironicamente l’ammiraglio.

“Come?”

“Mi nascondete qualcosa?”

“Non fate lo sciocco e pensate a seguire quella feccia, può darsi che quello sia uno dei loro avamposti principali”

“Ne dubito, Lord Tyranus, ma sarà fatto. Chiudo” e senza attendere una replica l’ufficiale imperiale staccò le comunicazioni.

“Dannatissima serpe” sibilò di nuovo l’ex maestro di Qui-Gon, il tutto mentre la scaramuccia tra loro e i ribelli proseguiva di fronte alle proprie vetrate, sì era proprio una scaramuccia.

Aveva visto con i suoi occhi, su Coruscant, cosa erano capaci di fare, avevano demolito quasi tutti gli spazio-porti del pianeta, in particolare quelli militari, decapitando metà della flotta imperiale ancora ferma a terra.

Quei maledetti cercavano qualcosa, ne era certo.

Volevano giocare?Li avrebbe accontentati, non aspettava altro che far fuori un po’ di quei dannati sovversivi e mostrare così che la sua flotta non fosse poi così inefficiente, furibondo andò a sedersi al comando di guida e iniziò a sparare a volontà, spingendoli in uno dei luoghi più desolati e allo scoperto dello spazio profondo.

I rivoltosi, tuttavia, sembravano non voler demordere, attaccando con tutta l’artiglieria a loro disposizione, in un gioco al massacro che doveva servire soltanto per distrarre gli imperiali dal loro reale obiettivo, solo che il loro comandante in campo temeva che il sacrificio dei propri uomini fosse vano e che Lord Tyranus, con i suoi, avesse compreso che fosse una trappola.

Alderaan, comando ribelle, palazzo reale di Bail e Breha Organa.

Il giovane principe di Alderaan camminava convulsamente, avanti e indietro nella sua stanza, dopo l’attacco alla capitale, avrebbe voluto andare a rifugiarsi altrove, ma le sue amiche jedi Shaak Ty e Barris Offee gli avevano ricordato che quello era il luogo dove gli imperiali non sarebbero mai andati a cercarlo, dopotutto lui ufficialmente era stato rapito dai ribelli.

In quell’istante entrò il giovane Kavel Lamar di Dantooine, era diventato un loro collaboratore attivo, anche se quello sguardo giallo lo inquietava parecchio, così come il suo odio per i jedi, che sembrava non essere passato del tutto, nonostante la terribile morte a cui erano andati incontro quasi tutti gli ex guardiani della pace.

“Siete qui,senatore Organa?” domandò subito il ragazzo fissandolo meravigliato.

“E dove dovrei essere?” l’uomo spalancò gli occhi con aria incuriosita

“Barris ed io pensavamo che foste stato voi con la vostra flotta a creare quel diversivo nell’orlo esterno, così ci aveva detto Shaak”

“Kavel, non mi muovo da giorni, lo sapete, sono in contatto continuo con Padmè, che è ormai tra i più stretti collaboratori del nostro imperatore e forse troverà il modo di carpire il suo punto debole.”

“Fermare quel mostro?Ci vorrebbe un jedi, lo sapete anche voi” replicò con il solito tono sprezzante il giovane Lamar.

“Non riesco proprio a capire tutto questa avversione verso i cavalieri jedi, sono morti per la Repubblica, almeno ora meriterebbero il vostro rispetto”

Kavel sorrise ambiguamente, chinando il capo

“Gli unici jedi che hanno il mio rispetto sono Barris e Shaak, non ne conosco altri”

“Avete torto”

“Non è comunque il momento di una disputa, Bail. Se voi siete qui e Shaak sta cercando l’arma segreta degli imperiali su Coruscant, chi è che guida il diversivo nell’orlo esterno e su Ryloth?”

Bail sbarrò di nuovo gli occhi, andandosi a sedere sull’ampia ed elegante poltrona della sua sontuosa camera da letto, che presentava, tra le altre cose, oltre ad uno splendido letto a baldacchino in legno pregiato rifinito in oro, anche un piccolo e grazioso salottino con poltrone in broccato bianco.

“Sedetevi anche voi Kavel, non mi piace questa storia… non mi piace per niente” fece il senatore lealista e subito il ragazzo lo accontentò mentre i suoi occhi gialli si facevano sempre più cupi.

“Neanche a me. Potrebbe essere il generale Ackbar?”

“Sì, forse o potrebbe essere una spia. Tra l’altro non capisco perché Shaak vi ha detto che fossi io alla guida”

Kavel abbassò di nuovo la testa.

“Ha detto di aver parlato con voi”

“Allora è proprio una spia”

Il giovane Lamar annuì, eppure non ne era persuaso, non riusciva a vedere la situazione così nera, chissà poi perché, forse perché aveva visto l’inferno alcuni anni prima dove la gente si ammazzava a vicenda, spinta da odio e da inganni terribili… era cambiato qualcosa?Non lo sapeva.

C’era una guerra allora e c’era una guerra adesso, solo che quella presente era una lotta sotterranea, con ancora più inganni di quella precedente, dove ogni amico poteva rivelarsi un nemico e viceversa.

Se qualcuno aveva imbrogliato gli imperiali, spingendoli nei luoghi errati dopo tutto  era dalla loro parte.

Di nuovo Orlo Esterno, Spazio Profondo.

Lo Star Destroyer del Conte Dooku con la sua flotta di caccia stava continuando ad inseguire i ribelli, quel gioco stava diventando ogni istante più frustrante, era come il gatto con il topo, però non sapeva chi dei due fosse il topo e chi il gatto.

Aveva colpito moltissimi x-wing e danneggiato diverse torpediniere nemici, ma poi?Tutto questo a cosa portava?

Prese in mano il suo comlink, attivando la sua linea segreta e criptata, anche all’imperatore, benché non fosse propriamente sicuro di quest’ultima cosa.

“Ditemi Lord Tyranus” rispose immediatamente una voce bassa e morbida, dall’accento indecifrabile.

“A che punto sei?” domandò con insistenza il braccio destro di Palpatine.

“Molto vicino alla meta” replicò in tono sempre molto pacato, persino rilassato, la voce.

“Hai l’ubicazione segreta dei ribelli?” chiese ancora Tyranus, cercando di ostentare una calma che non provava.

“Avrete presto ciò che volete, mio signore” fece la voce.

“Bene, a presto” e chiuse le comunicazioni. Poteva andarsene da lì, allora, no?Non ancora, voleva continuare quel gioco per qualche giorno, forse così avrebbe comunque danneggiato i ribelli.

Hiwl, Città Sotterranea di Mon Calamari.

Aslan e Xilora, passeggiavano vicino alle rovine del loro tempio, avrebbero dovuto essere affranti o arrabbiati, invece, come sempre, nei loro occhi c’era una grande serenità, malgrado tutto.

“Lo sapevamo che sarebbe successo  portando qui gli stranieri” iniziò l’anziano capo villaggio.

“Sei forse pentito?” domandò prontamente la maestra.

“No, assolutamente, non potevamo fare altrimenti. Era nostro dovere aiutarli”

“Allora cosa c’è Aslan?” chiese la donna osservando con malinconia i mattoni ancora fumanti.

“Non mi piace l’essere che è stato evocato da quel … quel clone, non mi piace l’atmosfera che si respira ultimamente e non mi piace mentire”

Xilora sorrise, il suo solito sorriso calmo e sereno.

“Non abbiamo scelta, anche se dicessimo loro la verità, non ci crederebbero”

“Li sottovaluti, mia cara”

“E tu li sopravvaluti, mio caro”

“Anakin è il prescelto, è il Figlio della Forza” fece l’uomo in tono di sfida.

“Lo so anche io, non cambia niente. Devono arrivarci da solo, non possiamo interferire”

L’uomo la prese per le spalle, guardandola con affetto paterno.

“Xilora, lo stiamo già facendo, li abbiamo bloccati qui, facciamo credere loro cose non vere per metterli alla prova”

“Sono le nostre leggi, Aslan, vuoi cambiarle per loro?”

Il borgomastro ci mise qualche minuto prima di rispondere, riflettendoci a lungo, non che avesse dei dubbi, semplicemente non poteva fare finta di essere contento di mentire.

“No, non posso permettere a nessuno di interferire con noi, a nessuno”

La ragazza gli sfiorò il volto con una carezza affettuosa, filiale.

“Ed allora cerchiamo di attenerci al nostro ruolo”

L’uomo si andò a sedere in una delle panchine coperte di nero e fuliggine, altrettanto fece la donna, rimasero in silenzio qualche minuto, come per riordinare le idee.

“Perché dici che li sopravvaluto?”

“Non ritieni forse che potrebbero credere alla verità?E tu perché dici che li sottovaluto?”

“Sostieni il contrario”

“Però io credo che potrebbero cavarsela da soli”

Risero insieme, quasi in silenzio, per non disturbare la città che dormiva, placida, misteriosa e quieta come quasi tutte le anime che la ospitavano quella notte.

Fine Capitolo XI

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