Legacy: lati chiari ed oscuri del futuro di Star Wars

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Il 18 agosto, dopo quattro anni e 50 numeri, si è conclusa la serie Star Wars: Legacy, che ha aperto le porte alla cosiddetta (appunto) “era Legacy”, ovvero il futuro di Star Wars. Una serie che, accolta inizialmente con scetticismo, è divenuta in breve tempo un caposaldo della Saga spaziale e il secondo fumetto più venduto della DarkHorse Comics. È pertanto “d’obbligo” una valutazione di questa serie e di ciò che ha comportato.

Ciò che rende grande Legacy è il fatto che integra magistralmente originalità e la fedeltà allo spirito classico di Star Wars. La serie si apre in modo non troppo diverso da come comincia Una nuova speranza: i Jedi sono stati distrutti, la galassia è sotto il tallone di un Impero governato dal malvagio Imperatore Darth Krayt, mentre tutti coloro che combattono per il bene — non solo Jedi, ma anche ciò che resta dell’Alleanza Galattica sotto la guida di Gar Stazi (una sorta di “Thrawn ribelle”) e gli Imperiali lealisti di Roan Fel — sono costretti a darsi alla macchia. La chiave della salvezza della galassia è un uomo, Cade Skywalker, ultimo erede della prestigiosa famiglia di Luke Skywalker, che però ha rinunciato al suo retaggio (legacy, appunto) per vivere una vita spensierata lontano dai problemi. Questa illusione è rotta quando Darth Krayt si mette sulle sue tracce per curare il letale morbo Yuuzhan Vong che lo affligge, costringendolo così ad affrontare la realtà. E, braccato dai Sith, ma anche tormentato dai Jedi che lo rivorrebbero dalla loro, costretto a fare i conti con un nome e una legacy che odia, Cade deve trovare la sua strada.

Cade Skywalker e Darth Krayt, i protagonisti di "Legacy".

Non staremo qui a ripercorrere tutta la trama (le cui avventure sono comunque consultabili nel nostro DataBank); è tuttavia da dire che questi elementi, potremmo dire “classici”, dell’universo starwarsiano, sono riproposti con novità interessanti. Prime in assoluto, ovviamente, il personaggio di Cade ed il nuovo ordine dei Sith.

Cade è uno Skywalker, e tutti nella galassia si aspettano che guidi i Jedi in un’epica lotta contro Krayt ed i suoi seguaci. Al contrario però Cade ha voltato le spalle ai Jedi, rifiuta di riconoscere l’importanza della sua dinastia, e si rinchiude in un ostinato egoismo, indifferente ai problemi della galassia. Si tratta quindi di un antieroe più che di un eroe vero e proprio, che agisce solo quando si sente direttamente minacciato (completamente diverso dall’eroico Anakin e dallo stoico Luke). Solo eventi di portata immane, come il genocidio dei Mon Calamari ordito da Krayt per punire la loro ribellione, lo smuovono. Insomma, fino all’ultimo numero, quando egli scopre finalmente la sua missione, Cade è un personaggio incerto ed enigmatico.

E poi ci sono i Sith. Qui va una premessa necessaria: i fan più scettici verso l’EU saranno rimasti insoddisfatti dalla ripresa dei Sith come villain e, magari, avranno per questo accusato Legacy di mancare di inventiva. Va però detto che Star Wars è per definizione una lotta fra bene e male e che anche la migliore inventiva deve scontrarsi con la legge del profitto: i Sith ormai sono un simbolo di Star Wars e non inserirli sicuramente non avrebbe dato a Legacy tutto il successo che può vantare. Quanto è innovativo, però, è l’uso completamente nuovo che si fa dei Sith. Vediamo come.

L’ordine fondato da Darth Krayt assume il nome di Unico Sith, poiché i suoi membri non sono più invitati alla lotta intestina per ottenere maggior potere, quanto piuttosto alla assoluta fedeltà all’ordine, nel quale devono annullarsi completamente: e, per estensione, fedeltà a Krayt, l’eterno Signore Oscuro. Questa unità li porta a trionfare sui Jedi e a dominare la galassia. I Sith di Legacy, a differenza degli antichi Signori dei Sith, non vogliono più semplicemente governare la galassia: se pensiamo per esempio a Palpatine o a Darth Malak, i Sith erano allora considerati signori supremi al di sopra di tutti, ma pur sempre una casta superiore alla quale tutta la galassia doveva rispondere. I Sith di Legacy vogliono invece diventare la galassia, far sì che non possa più esistere qualcuno che non si chiami “Sith”; e ciò è simboleggiato dalla loro parola d’ordine: Unica Galassia, Unico Sith (One Galaxy, One Sith).

Insomma l’abilità narrativa di John Ostrander (incorniciata dagli splendidi disegni di Jan Duursema) ci regalano una serie meravigliosa sotto ogni punto di vista, con personaggi profondamente sviluppati e assolutamente fedele allo spirito starwarsiano.

La cover di "Betrayal", primo libro di Legacy of the Force

Pur essendo indubbiamente l’apripista di questa nuova era, Legacy per molti anni è andata di paripasso con Legacy of the Force, una serie di 9 libri ambientata poco meno di cent’anni prima. LotF narra sostanzialmente della caduta di Jacen Solo, che diventa il Signore Oscuro Darth Caedus quando rende suo principio assoluto la volontà di riportare ordine nella galassia, costi quel che costi. Approfittando della ribellione di Corellia e dei suoi alleati, Caedus si impone a capo dell’Alleanza Galattica, dove instaura un regime di terrore scacciando i Jedi e reprimendo ogni opposizione. Solo gli sforzi combinati dei Jedi, dei dissidenti dell’Alleanza, dei Mandaloriani e di altri nemici di Caedus porta all’abbattimento di questo regime; Jacen stesso sarà ucciso da Jaina Solo, la sua stessa sorella.

In LotF tornano molti dei personaggi classici di Star Wars, a partire da Han Solo e Leia Organa, fino a protagonisti dell’EU, come l’Ammiraglio Gilad Pellaeon. Ciò che contraddistingue questa serie, per esempio, dalla precedente Dark Nest Trilogy (che si potrebbe definire “mediocre”), e da molte altre serie dell’EU, è che non considera i personaggi come “usa e getta” da impiegare nella storia e poi lasciare allo scrittore successivo. LotF lascia il segno perché, volendo appunto essere l’inizio del futuro, elimina molti personaggi importanti: primi fra tutti Pellaeon, ma anche Mara Jade, fino a Lumiya (una sedicente Sith apparsa nei primi fumetti post-Una nuova speranza).

Con Legacy e LotF, dunque, veniva a delinearsi il futuro della Saga, e soprattutto si davano legittime speranze che finalmente si scegliessero nuovi personaggi oltre gli stra-usati Luke, Han, Leia, gemelli Solo, e così via.

Fate of the Jedi è probabilmente la serie peggio riuscita dell'era Legacy

Se LotF (per non parlare poi di Legacy) sono capolavori dell’era Legacy, la serie post-LotF, Fate of the Jedi, è assai più scadente. Uno dei suoi “mali”, bisogna dire, nasce proprio dal finale di LotF. E cioè il fatto che Natasi Daala — sì, proprio l’ex ammiraglio imperiale che aveva massacrato svariati mondi in una malsana e folle sete di vendetta verso la Ribellione — viene magicamente nominata Capo di Stato dell’Alleanza Galattica per la sua partecipazione alla guerra contro Caedus. Cioè, in altre parole: crimini su crimini passano nel dimenticatoio per la partecipazione ad una battaglia (non è poi così “lontana lontana” la galassia di Star Wars!).

Questo è, dopotutto, il male minore. Scopo di FotJ sarebbe, com’è intuibile, collegare LotJ e Legacy ed il suo scopo principale è quindi mostrare la rinascita dell’Impero. E infatti il primo libro si apre con un summit nel quale Daala, Jagged Fel (nuovo leader dell’Impero, facilmente ipotizzabile come predecessore di Roan Fel) e Thurr Phennir, leader di Corellia, cercano di riunire le rispettive potenze in un unico governo (e non è azzardato pensare che le trattative falliranno!). Daala progetta inoltre di sostituire i Mandaloriani ai Jedi, che considera responsabili della caduta di Caedus, e pertanto esilia Luke, portando Jaina a creare una setta segreta di Jedi che presumibilmente si evolverà nei Cavalieri Imperiali. Nel contempo, l’avido Moff Lecersen e la Senatrice Treen progettano di spodestare Daala e Fel per dare vita ad un secondo Impero Galattico e regnare come Imperatore e Imperatrice.

Ora, FotJ è impregnato di complotti politici, problemi politici, contrasti politici: la politica galattica è la trama principale. Gli autori (probabilmente a ragion veduta) hanno pensato però che questo avrebbe potuto annoiare molti lettori e hanno pensato quindi ad una terza minaccia. Ma è proprio il soggetto scelto per la terza minaccia a deludere. Si tratta infatti di una “tribù perduta dei Sith”, risalente ai tempi di Naga Sadow, naufragata su un pianeta e sviluppatasi nei successivi cinquemila anni in attesa di essere recuperata (ma che pazienza, questi Sith!). Quando Luke, esiliato, entra a contatto con questa tribù, i Sith comprendono che il loro impero è caduto da un pezzo e progettano di invadere la Galassia.

Questa tribù, che si è già guadagnata una serie tutta per sé di ben 8 libri, è un classico esempo di recuperare un cattivo come contentino e non svilupparlo per niente. Un precedente di ciò sono stati i cloni dell’Imperatore Palpatine. In questo caso, si recuperano i Sith, sbattendoli malamente nel futuro e allietando così il lettore, che si può leggersi oggi quello che si era già letto nelle Cronache dei Jedi del 1996. Questo, poi, “condito” da un assurdo viaggio nella Forza compiuto da Luke, in quello che risulta essere un misto fra il Purgatorio dantesco e il Fade di Dragon Age, per chi ci avesse giocato. Un pasticcio frutto del goffo tentativo non tanto di svelare, ma di dare una forma al mistero della Forza — che, per il bene di Star Wars, deve restare assolutamente tale.

Va anche detto che probabilmente questo brutto miscuglio è frutto della volontà di fare interminabili serie con numerosi libri per fame del profitto (una tendenza che, fortunatamente, sarà invertita nei prossimi tempi, secondo quanto ci giunge detto dalla Celebration V). Inevitabilmente quei libri vanno riempiti e si cercano dunque le opzioni più improbabili. Quando va bene (come in LotJ) ne possono uscire storie interessanti, quando va male (FotJ) ne risente la storia in generale. Quanto ci mancano le trilogie tipo quelle di Thrawn (T. Zahn) e dei giovani Cavalieri Jedi (K.J. Anderson): chiare, concise, entusiasmanti.

L’era Legacy ha tante potenzialità, insomma, che in LotJ e ancor più in Legacy sono già state rese molto bene. Aspettiamo ora Legacy–War con grande attesa, e il finale di FotJ con un po’ più di scetticismo.

Commenti

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7 COMMENTI

  1. Ottimo articolo! Anch’io sono tra quelli che hanno apprezzato molto Legacy…non vedo l’ora che Legacy-War faccia la propria uscita.

  2. Concordo. Non tanto per via del personaggio di Cade, quanto perchè è collegato con la serie Republic, che a me piace moltissimo. Ci sono T’ra Saa, K’Kruhk e A’Sharad Hett. C’è anche il wookiee Chak, nella serie Republic era amico di Vilmarh, il contrabbandiere Devaroniano “amico” di Quinlan Vos.

  3. E che problema c’è 😀 basta imparare l’inglese

    Ormai dovrebbe essere chiaro che è un requisito minimo per poter essere fan di star wars… 😉

  4. Il problema non è l’Inglese :S il problema è procurarseli, soprattutto per chi, come me, non ha mezzi per comprare online (ho anche provato a scaricare con Emule ma ho riscontrato diversi problemi).

  5. Guarda sul sito della Panini… è uscito “Broken” tradotto in italiano, è la raccolta dei primi capitoli…
    Spero sinceramente che proseguono nell’intento di tradurli.

    Ps ma voi dove siete riusciti a trovarli quelli in inglese?